La ghost town di Roghudi vecchio

Ghost town of Roghudi Vecchio, Aspromonte, Calabria, Italy

Roghudi vecchio è un borgo abbandonato in Calabria. Una ghost town isolata e distante. Un luogo per farsi un’idea della vita in Aspromonte prima del motore, quando ancora si viaggiava a piedi o a dorso di mulo.

Il luogo è selvaggio. Roghudi vecchio sorge su uno sperone di roccia a strapiombo sulla fiumara Amendolea. Ai lati della fiumara, i ripidi fianchi dell’Aspromonte.

Roghudi vecchio alla confluenza tra la fiumara Amendolea e il torrente Forria

A Roghudi si parlava il greco

Abitato sin dal 1050, prima dello sgombero Roghudi contava 1650 residenti. I roghudesi erano in gran parte pastori e agricoltori. Gente autonoma, abituata a cavarsela da sola. I roghudesi facevano parte della minoranza linguistica grecanica e per le strade del borgo si parlava il greco di Calabria.

Le alluvioni e l’abbandono di Roghudi

Nel 1971 un’alluvione forzò il sindaco a ordinare lo sgombero del paese. Buona parte degli abitanti furono dislocati nei paesi vicini. L’abbandono dell’antico borgo fu anche la fine del greco di Calabria come lingua principale dei roghudesi.

La fiumara Amendolea in estate: un greto di grosse pietre bianche, tonde e lisce. Nulla fa presagire la forza dell’acqua in inverno.

Esplorare Roghudi vecchio

Si entra nel paese da uno slargo nella strada carreggiabile. Una viuzza corre lungo la cresta della rupe fino in cima, il centro del borgo. Poi la stradina scende a precipizio fino alla fiumara. Gran parte degli edifici – attaccati gli uni agli altri – seguono questa stradina.

Il centro di Roghudi con la chiesa di San Nicola

In cima alla rupe, la chiesa di San Nicola è l’unico edificio restaurato del paese. Dentro c’è solo qualche immagine votiva e una croce fatta con due rametti, nient’altro.

Le porte degli altri edifici sono sfondate, gli infissi cigolano e sbattono al vento. Da alcune case si diffonde l’odore dolciastro di escrementi ovini. Le case sono insicure, i tetti pericolanti e i pavimenti ti si possono spaccare sotto i piedi.

Alcuni ruderi sul fianco della rupe

All’interno delle case le stanze sono piccole, le scale ripide e i gabinetti ricavati nei sottoscala rivelano una vita modesta. Poche le masserizie rimaste: cucine economiche, pentole, vasche per lavare i panni.

Le madri di Roghudi

Nel suo libro Il senso dei luoghi, Vito Teti riporta che le madri di Roghudi legavano i propri piccoli alle caviglie con delle corde. Le corde venivano poi fissate a dei grossi chiodi conficcati nei muri.

Ho cercato questi chiodi – non li ho trovati. In ogni modo, visti i precipizi di Roghudi, tutelare in ogni modo i propri piccoli mi è sembrato saggio.

Il sole tramonta presto nella profonda gola dove sorge Roghudi vecchio

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