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La ghost town di Roghudi vecchio

Un borgo abbandonato in Aspromonte

Roghudi vecchio è un borgo abbandonato in Aspromonte. Isolato e distante. Una ghost town che rievoca un mondo perso per sempre.

Roghudi vecchio alla confluenza tra la fiumara Amendolea e il torrente Forria

La ghost town di Roghudi

Roghudi vecchio sorge su uno sperone di roccia a strapiombo sulla fiumara Amendolea, nel Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Ci sono stato la prima volta nel 2007. Da allora Roghudi è diventato per me il luogo dove rievocare, per qualche ora, la Calabria di una volta.

A Roghudi si parlava il greco

Abitato sin dal 1050, prima dello sgombero Roghudi contava 1650 residenti. I roghudesi erano in gran parte pastori e agricoltori. Gente abituata a cavarsela da sola.

Gli abitanti di Roghudi facevano parte della minoranza linguistica grecanica. Per le strade del borgo si parlava il greco di Calabria.

Le alluvioni e l’abbandono di Roghudi

Nel 1971 un’alluvione forzò il sindaco a ordinare lo sgombero del paese. Buona parte degli abitanti furono dislocati nei paesi vicini. Alcuni, per non perdere case e campi, rimasero.

Nel 1973 una seconda alluvione convinse a partire anche i più recalcitranti.

L’abbandono dell’antico borgo fu anche la fine del greco di Calabria come lingua principale dei roghudesi.

La fiumara Amendolea in estate: un greto di grosse pietre bianche, tonde e lisce. Nulla fa presagire la forza dell’acqua in inverno.

Esplorare Roghudi vecchio

Visto dall’alto, Roghudi vecchio è costituito da un grappolo di case aggrappate a uno sperone di roccia. Gli edifici seguono una stradina lungo la cresta della rupe fino ad arrivare alla fiumara. Da una lato della stradina ci sono le case, dall’altro c’è il burrone.

In cima alla rupe, la chiesa di San Nicola è l’unico edificio restaurato del paese. Dentro c’è solo qualche immagine votiva e una croce fatta con due rametti, nient’altro.

Il centro di Roghudi con la chiesa di San Nicola

Molti edifici hanno le porte sfondate. Alcuni edifici servono da ricovero per animale e si sente l’odore dolciastro di escrementi ovini. Buona parte delle case sono pericolanti. Negli edifici si sente scricchiolare e cigolare – e non è sempre colpa del vento. Nelle case senza tetto crescono alberi di fico e pergole.

All’interno, ambienti piccoli, scale ripide e gabinetti ricavati dai sottoscala raccontano di una vita sobria. Poche le masserizie rimaste: cucine economiche, pentole, vasche per lavare i panni.

Le madri di Roghudi

Nel libro Il senso dei luoghi di Vito Teti si legge che le madri di Roghudi legavano i propri piccoli alle caviglie con delle corde. Le corde venivano poi legate a dei grossi chiodi conficcati nei muri.

Ho cercato questi chiodi ma non ne ho trovati. In ogni modo, visti i precipizi di Roghudi, salvaguardare i propri piccoli mi è sembrato puro buonsenso.

Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2020


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